Le malattie che colpiscono il gatto sono diverse, ben conosciute (come la famosa toxoplasmosi) e in gran parte curabili. Le più diffuse e pericolose possono essere prevenute adottando una regolare profilassi vaccinale, che copre la gastroenterite virale, la rinotracheite virale, la calciovirosi, la rabbia. Negli ultimi anni si sono diffuse malattie purtroppo gravi e spesso mortali come i tumori, la FelV (leucemia felina) o la FIP (peritonite infettiva) e la FIV (Feline Immunodeficency Virus) una malattia che causa immunodeficienza, simile all’AIDS, ma che non è assolutamente trasmissibile all’uomo. Quando sì adotta un gatto, un cucciolo o un adulto, è importante prevedere in tempi brevi una visita veterinaria, sia per verificare lo stato di salute dell’animale sia per provvedere alle vaccinazioni e ottenere utili consigli sull’alimentazione, le cure e a vita in casa.

Vi sono malattie più frequenti e caratteristiche di alcune razze, ed è quindi bene accertarsi presso l’allevatore che i gattini siano sani, regolarmente vaccinati e figli di genitori esenti da queste patologie. Il gatto è comunque un animale che, con un minimo impegno, si può mantenere in ottime condizioni fisiche e mentali, prevedendo regolari visite di controllo dal veterinario, vaccinandolo e dedicandogli del tempo per il movimento, il gioco, l’alimentazione, la cura e la pulizia degli ambienti in cui vive e degli accessori che utilizza.

E un animale molto abitudinario, e se vive in casa non è difficile accorgersi in tempo dei primi sintomi di malessere: cambiamenti nel comportamento, con il gatto apatico, nervoso o inappetente, la sete eccessiva, l’eliminazione impropria, o nello stato di salute, con gli occhi che lacrimano, presenza di muco nel naso, pelo opaco, diminuzione del peso, presenza di parassiti. Il vomito non è necessariamente un sintomo di malattia, dato che i gatti possono indurre il vomito per eliminare dallo stomaco il pelo inghiottito durante la toeletta o sostanze irritanti. Se è accompagnato da altri sintomi o si ripete frequentemente, richiede però un consulto veterinario. Un intervento tempestivo è importante nel trattamento di qualunque patologia.

 

FIV - SIDROME DA IMMUNODEFICIENZA FELINA

 

La sindrome da immunodeficienza (FIV) viene anche detta come AIDS dei gatti. Si può presentare sotto tre forme; latente, acuta, cronica.

Si tratta di un "retro virus" della stessa famiglia del virus che causa negli esseri umani la sindrome da immunodeficienza (HIV, Human Immunodeficiency Virus, ndt) ma NON è possibile per l'uomo contrarre l'AIDS da un gatto malato di FIV (NON vi è perciò alcun motivo di allontanare o eutanasizzare un gatto FIV-positivo, ndt).

I gatti FIV-positivi, dovrebbero essere tenuti assolutamente separati dagli altri, e non potrebbero essere lasciati liberi di uscire, per evitare il diffondersi del contagio ad altri animali sani. La malattia attacca e danneggia lentamente le naturali difese del sistema immunitario, cosicché è estremamente facile che un gatto affetto da FIV conclamata, soccomba a causa di qualche malattia secondaria: se si riesce, con l'ausilio costante del veterinario, ad evitare l'occorrenza di complicazioni [principalmente infezioni urinarie, affezioni respiratorie e problemi cutanei], i gatti FIV-positivi hanno comunque un'aspettativa di vita relativamente soddisfacente.

 

La malattia si manifesta generalmente in tre forme, non nettamente separate le une dalle altre:

  • FIV latente: nessun sintomo, può perdurare per mesi ed anni;   
  • FIV acuta: linfonodi rigonfi, febbre, depressione, infezioni batteriche;
  • FIV cronica: possibile aggressione di virus, funghi e batteri. La sopravvivenza è raramente superiore ai 2 anni.

Purtroppo non esistono ancora vaccini o cure "risolutrici" per FIV: sindrome da immunodeficienza .

 

FELV: LEUCEMIA FELINA 

 

La leucemia felina (FELV) è una malattia che comporta a una produzione abnorme di leucociti. Sintomi e terapia.

 

La leucemia felina (FELV) è una malattia di tipo neoplastico che comporta a una produzione abnorme di leucociti. Nei gatti la leucemia felina detta anche FELV dal nome del virus che la provoca si trasmette tramite liquidi organici infetti come la saliva, il sangue e l'urina e da madre a feto per via placentare. Fortunatamente il semplice contatto col virus non garantisce l'infezione, e comunque quest'ultima non assicura lo sviluppo di una viremia persistente o di una malattia, infatti in alcuni casi il sistema immunitario del gatto riesce a controllare il virus, producendo una immunità protettiva che protegge il gatto dalla viremia e quindi dalla forma letale della malattia.

Purtroppo in altri casi meno fortunati, Un gatto infetto dal virus della leucemia felina (FELV) può anche vivere da molte settimane a molti mesi, ciò dipende dallo stato di salute del soggetto, dallo stadio della malattia al momento della diagnosi e dalle terapie. Tutti i soggetti infetti possono essere fonte di infezione per altri gatti che possono avere contatti diretti con loro. Questa patologia è tipica del gatto e non è mai stata dimostrata la trasmissione all'uomo o al cane.

 

Sintomi della leucemia felina (Felv):

 

I sintomi della leucemia felina sono comunemente così numerosi e diversi che spesso anche uno stato di malessere cronico, non meglio precisato, può portare il medico veterinario al sospetto di leucemia virale. I sintomi più comuni includono: anemia, ittero, depressione del sensorio, perdita del peso, diminuzione dell' appetito, diarrea o stipsi, ingrossamento di tutti i linfonodi, difficoltà respiratorie, aborti e alta mortalità neonatale, diminuzione delle resistenze alla malattie, disordini autoimmuni, predisposizione a diversi tumori.

 

Terapia per la leucemia felina (Felv):

 

Sfortunatamente ad oggi non esiste una cura specifica per la leucemia felina, sebbene notevoli progressi siano stati fatti in tal senso nelle più recenti ricerche. Tutte le terapie praticate mirano solo a curare le malattie infettive eventualmente presenti ed a migliorare lo stato di vita degli animali infetti da leucemia felina. Alcuni protocolli terapeutici usati in alcuni casi rallentano il progredire della malattia anche di alcune settimane o mesi ma la prognosi resta comunque infausta.

Tenendo conto dell’estrema gravità della malattia e della mancanza di una terapia efficace, l’unico modo per proteggere il nostro gatto è una rigorosa prevenzione.

Fortunatamente per questo tipo di infezione, a differenza di altre gravi malattie come la FIV, esiste un vaccino capace di dare una buona protezione.

 

FIP: PERITONITE INFETTIVA DEL GATTO

 

La Peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia virale che colpisce organi interni quali i reni o il fegato. Sintomi e diagnosi, cure e vaccino.

FIP: Peritonite infettiva del gatto è una malattia di origine virale,causata da un 'corona virus'. È altamente infettiva tra gatti e non contagiosa per l'uomo e altri animali domestici. Il virus viene trasmesso al contatto con le feci e le urine dei gatti infetti e le mucose dei gatti sani, purtroppo può essere trasmesso dalla madre al feto. La Peritonite infettiva del gatto porta alla formazione di granulomi tumorali che colpiscono organi interni quali i reni o il fegato. Può colpire anche più organi contemporaneamente. Può avere decorso molto rapido (fino alla decina di giorni) e spesso porta il gatto alla morte.

 

Sintomi della FIP (Peritonite infettiva del gatto):

 

Il gatto si mostra indebolito, fiacco, mangia sempre meno, esce meno e fa passeggiate sempre più corte. Se la Peritonite infettiva del gatto colpisce i reni, come primo sintomo si osserva che l'animale fatica a trattenere la pipì e si trova a sporcare nelle varie stanze della casa dove rimane inavvertitamente chiuso anche se solo per tempi limitati. L'urina in questo caso è un po' appiccicosa (simile a quella di un gatto diabetico). In un secondo stadio della FIP, immediatamente successivo, questa urina può essere a volte mista a sangue. Se colpisce il fegato, si può osservare che le gengive diventano gialle (invece che rosate)come se avesse l'ittero e in genere le parti rosate si decolorano e assumono tonalità giallastre. Nel frattempo, il gatto si indebolisce sempre di più e sempre più velocemente, mangiano sempre meno fino a niente nella fase acuta e al contrario, bevendo molto e di frequente.

 

Cure e Vaccino della FIP (Peritonite infettiva del gatto):

 

La terapia della FIP si basa sulla somministrazione di farmaci per migliorare le condizioni di vita anche se purtroppo la mortalità è del 95% dei casi, quindi la prevenzione rimane il modo più sicuro per difendere il nostro gatto, mediante vaccino ed una alimentazione varia ed integrata da vitamine antiossidanti che innalzano il sistema immunitario.

 

approfondimenti: http://www.dr-addie.com/indexit.html

 

 

 

GASTROENTERITE INFETTIVA (PANLEUCOPENIA)

 

La Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina è una grave malattia virale che attacca l'apparato gastrointestinale. Sintomi, cure e terapia, vaccinazione e profilassi.

La Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina , è causata dal Parvovirus. E' una grave malattia che può colpire gatti di qualsiasi età ma è particolarmente pericolosa nei cuccioli, nei quali è causa di elevata mortalità, soprattutto nei soggetti di importazione, che sono stati allontanati precocemente dalla madre, quindi non sufficientemente dotati di anticorpi.

La Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina è molto contagiosa e il virus espulso da animali malati è in grado di permanere a lungo nell’ambiente, costituendo così per molti mesi fonte di contagio per i gatti. La trasmissione della gastroenterite infettiva (Panleucopenia) può avvenire per contatto diretto (altamente infettivo) o indiretto, cioè attraverso i secreti di un animale malato (la saliva, il vomito, le feci e l’urina).

 

SINTOMI della Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina:

 

La Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina attacca l’apparato gastrointestinale causando diarrea, vomito, anoressia, depressione, dolorabilità addominale e come conseguenza, rapida disidratazione. Inoltre la Panleucopenia provoca leucopenia, cioè l’animale perde progressivamente alcune cellule prodotte dal midollo osseo fondamentali alla produzione di anticorpi, rendendolo così indifeso alle altre infezioni.

 

TERAPIA della Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina:

 

La Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina è complessa da curare in quanto malattia virale. Quando l’infezione di Gastroenterite infettiva si è sviluppata è opportuno ricorrere ad un trattamento medico volto a controllare le manifestazioni cliniche, cioè i sintomi, e ad impedire il sopraggiungere di infezioni batteriche secondarie; si somministrano in ogni caso antibiotici a largo spettro (appunto per evitare complicanze aggiuntive), si ricorre al nutrimento per via endovenosa per reintegrare l’animale dei liquidi persi e per contrastare la disidratazione e si somministrano farmaci anti shock.

 

PROFILASSI della Panleucopenia o Gastroenterite infettiva felina:

 

L’unica profilassi possibile da seguire per la Gastroenterite infettiva felina è quella del vaccino; è stato calcolato che l’80% dei gatti al di sotto dei 6 mesi e il 20% di quelli adulti muore in seguito alla malattia quindi la vaccinazione è l’unico mezzo per prevenire la Panleucopenia.

 

INFLUENZA A FELINA (H1 N1)

 

Il Gatto e l'influenza A (virus H1N1): Primi Sintomi che si posssono manifestare nell'animale domestico e consigli utili di Prevenzione.

I sintomi del virus A(H1N1), che si possono manifestare negli animali domestici (cane o gatto) possono essere i seguenti:

  • Stato di torpore.
  • Perdita di appetito.
  • Febbre.
  • Naso che cola.
  • Occhi lucidi.
  • Starnuti.
  • Tosse.
  • Cambiamento della respirazione (incluso difficoltà di respirazione).

Ecco alcuni consigli utili di prevenzione:

  1. Lavarsi le mani prima di accarezzare il gatto.
  2. Evitare se affetti da patologie influenzali, di soggiornare nella stessa stanza, di toccarlo senza lavarsi le mani, di starnutire o tossire in sua vicinanza.
  3. Evitare che il gatto vaghi libero fuori di casa.
  4. Evitare che il gatto condivida ciotola dell’acqua, giocattoli e cibo con altri gatti.
  5. Assicuratevi che il vostro cane o gatto stia mangiando, bevendo e giocando come fa normalmente ogni giorno. Se si nota un qualsiasi comportamento anomalo nel gatto o nel cane, consultate tempestivamente il vostro veterinario di fiducia.

Inoltre l’American Veterinary Medical Association (AVMA) ha pubblicato una press release per dichiarare che alla stato attuale delle conoscenze non vi sono indicazioni che il gatto o il cane possano fungere da vettore per il virus.

Concludendo vi segnaliamo per maggiori informazioni il sito: www.idph.state.ia.us/h1n1/ oppure Iowa Influenza Hotline at 1-800-447-1985

 

RABBIA

 

La Rabbia è una malattia infettiva che colpisce il sistema nervoso del gatto. Sintomi, esami di laboratorio, diagnosi, cure, vaccini e profilassi

La Rabbia e' una malattia infettiva che interessa così gravemente il sistema nervoso centrale dei mammiferi sia domestici che selvatici oltre che dell’uomo (zoonosi) fino a portarli alla morte. L’infezione è trasmessa con il morso, con il lambimento delle mucose o delle soluzioni di continuo da animali infetti. Essi possono essere gatti, cani, lupi, volpi, roditori, ecc. Gli animali selvatici costituiscono il serbatoio naturale della rabbia (rabbia silvestre) ed il gatto, come il cane, può fungere da unificatore tra rabbia silvestre e rabbia urbana. Secondo alcuni autori il virus nel punto di penetrazione, nelle fibre muscolari e nel tessuto connettivo, rimane un po’ di tempo e si moltiplica per raggiungere poi, attraverso gli assoni nervosi, il sistema nervoso centrale. Secondo altri autori nella sede di morsicatura non vi è replicazione virale, ma subito migrazione del virus verso il sistema nervoso centrale, raggiunto il quale il virus lo invade, si moltiplica e si distribuisce lungo i nervi, questa volta in maniera centripeta. In questo periodo si ha l’eliminazione del virus attraverso le ghiandole salivari le quali costituiscono un punto di intesa moltiplicazione virale. Il 70% dei gatti colpiti ha nelle ghiandole salivari alti titoli da virus. La possibilità di un animale infetto di diffondere la rabbia, attraverso la saliva, ad altri animali è elevata in quanto risulta infettante fino a cinque giorni prima della comparsa dei sintomi cImici. L’incubazione può variare da un minimo di cinque giorni ad un massimodi 10-14 mesi ma di norma è compresa tra le due e le otto settimane.

 

Sintomi della Rabbia felina:

 

Inizialmente si hanno variazioni caratteriali. Il gatto malato di rabbia inavvicinabile e aggressivo può divenire docile, mentre quello affettuoso e socievole può divenire aggressivo. C’è la tendenza dei soggetti a nascondersi in luoghi scuri, appartati in stato anoressico con temperatura subfebbrile. Si rendono evidenti successivamente fenomeni allucinativi.

In questa prima fase della rabbia può essere osservato un modesto strabismo, movimenti oscillatori e talvolta rotatori dei globi oculari. Sulla cute, nel punto della ferita o del morso può comparire prurito intenso. Tale sintomo, non sempre presente, può essere così accentuato da portare il gatto a procurarsi gravi lesioni. Il gatto presenta un bisogno eccessivo di mangiare qualsiasi cosa a causa della mancanza del senso della sazietà e del gusto, giungendo ad ingurgitare qualsiasi oggetto (sassi, chiodi, vetro, legno, carta, ecc.). Vi è poi sete intensa ma per la paralisi del laringe l’animale è incapace di deglutire. Vi è abbondante produzione di saliva e perdita della medesima. Sempre a causa della paralisi faringo-laringea la voce subisce delle modificazioni e il miagolare diventa rauco. Nel 25% dei casi di gatti rabidi si manifestano stati di notevole eccitamento che possono essere di breve durata ma possono durare anche 5 ore e ripetersi dopo momenti di tranquillità. In questa fase il gatto presenta un aspetto arruffato, morsica e graffia qualunque cosa gli si ponga davanti e percorre, se non fermato, lunghe distanze. Segue successivamente una paresi generalizzata che si evidenzia con debolezza delle zampe e della coda, ptosi delle palpebre, talvolta della lingua oltre che della mandibola e persistente difficoltà alla deglutizione. Gli occhi presentano dilatazione delle pupille, strabismo, procidenza della terza pal­pebra. Come fatto finale il respiro si fa difficoltoso ed interviene la paresi dei muscoli respiratori, Il decorso della malattia è difficilmente superiore alle due settimane, di nor­ma la morte avviene cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi nervosi.

 

Esami di laboratorio della Rabbia felina:

 

La diagnosi clinica della Rabbia non è facile nel soggetto in vita, sono quindi necessari esami di laboratorio. L’esame istologico fatto sul materiale cerebrale non sempre è attendibile. L’immunofluorescenza è quella metodica di laboratorio che rivela la presenza del virus fin dal primo momento che questo in­vade il sistema nervoso centrale, quindi essa è considerata un’ottima indagine di laboratorio.

 

Diagnosi differenziale della Rabbia felina:

 

Lo stato di eccitamento può sfuggire al proprietario, data la brevità della sua durata, per cui la possibilità che un gatto sia affetto da rabbia quando ha cambiamenti di carattere accompagnati da paralisi progressiva deve essere sempre considerata. È necessario quindi prendere in considerazione quelle malattie che possono coinvolgere il sistema nervoso centrale come cimurro, pseudorabbia, toxoplasmosi, epi!essia, tumori cerebrali, fatti traumatici, avvelenamenti, corpi estranei in cavità orofaringea, tetanie calcioprive, uremia.

Profilassi della Rabbia felina:

È volta a prevenire l’infezione nell’uomo. Il gatto sospetto di rabbia non viene soppresso ma isolato in un box sicuro per almeno dieci giorni e controllato sia da un punto di vista sintomatico che con esami di laboratorio. Il gatto affetto da rabbia raramente vive oltre cinque giorni dalla comparsa dei sintomi nervosi. I vaccini attualmente a disposizione sono sufficienti a stimolare l’organismo, a produrre anticorpi nei confronti dell’infezione rabida. Il vaccino oggi comunemente usato è costituito da virus vivo.

 

 

LA FILARIOSI CARDIOPOLMONARE FELINA

   

La filariosi cardiopolmonare felina è una grave patologia presente nelle regioni settentrionali d'Italia trasmessa da comuni zanzare che compiono il pasto di sangue sul gatto. Durante il pasto di sangue, l'apparato pungitore della zanzara viene introdotto nella cute del nostro amico a quattro zampe e trasmette larve di filaria che migrano nel circolo sanguigno e dopo circa otto mesi, allo stato adulto, raggiungono la sede definitiva rappresentata dalle arterie polmonari e dalle camere cardiache destre. Nello stato adulto il parassita di filaria raggiunge notevoli dimensioni (10-20 cm. di lunghezza) e provoca gravi alterazioni nei soggetti colpiti, con manifestazioni cliniche estremamente variabili e subdole.

I sintomi: purtoppo la patologia presenta un quadro clinico complesso e molto variabile; è possibile osservare, accanto a forme asintomatiche, forme acute di drammatica entità ed anche la morte improvvisa del soggetto. I sintomi più comunemente riscontrati sono: dispnea, tosse, emottisi o segni aspecifici quali vomito, anoressia, perdita di peso e letargia.

Proprio per la complessità e la gravità della malattia è molto importante rivolgersi al proprio medico veterinario per avere una diaagnosi precoce e sicura della malattia. Tutto ciò è possibile con un rapido test ematologico (un esame del sangue) che ci permette l'individuazione di anticorpi prodotti dal nostro gatto contro i parassiti e consente una diagnosi precoce della malattia. Un ulteriore esame di fondamentale importanza per valutare l'entità della carica parassitaria e dei danni causati dalle filarie adulte a livello cardiaco e di arteria polmonare è l'esame ecocardiografico che permette l'evidenziazione del parassita sotto forma di immagine iperecogena ed è molto utile ai fini della valutazione della più opportuna terapia da adottare a seconda dei casi.

La prevenzione: molto importante è la prevenzione, cioè la protezione del gatto in maniera sicura con la somministrazione di una compressa per via orale o di goccine da depositare sulla cute dell'animale una volta al mese da giugno a novembre. Rivolgetevi al vostro medico veterinario per chiarimenti e consigli.

 

TOXOPLASMOSI

 

La Toxoplasmosi è un'infezione parassitaria, in questo articolo approfondiremo il ciclo di sviluppo, i segni ed i sintomi, la diagnosi, le cure ed il vaccino, il pericolo per la salute umana (gravidanza) ed i consigli di prevenzione.

La toxoplasmosi, malattia dei gatti e di altri mammiferi è causata da un protozoo parassita del genere Toxoplasma (specie Toxoplasma gondii). I Protozoi sono organismi formati da una sola cellula e sono fra le creature più semplici del regno animale. Benché l'infezione da toxoplasma sia abbastanza comune, la malattia si sviluppa abbastanza raramente.

 

Il ciclo del toxoplasma:

 

I gatti, domestici e selvatici, sono ospiti definitivi (ospiti nei quali si sviluppa lo stadio adulto, sessualmente maturo del parassita) e sono la principale riserva di infezione parassitaria. I gatti domestici sono importanti nella trasmissione della toxoplasmosi ad altri animali e all'uomo, che per il toxoplasma sono solo ospiti intermedi. Il consumo di carni crude è un'altra importante via di trasmissione. I gatti si infettano di toxoplasmosi ingerendo il toxoplasma parassita in uno dei suoi tre stadi infettivi: cisti, ovocisti o tachizoite. In seguito all'ingestione delle cisti presenti nelle prede infestate (roditori o uccelli) inizia il ciclo infettivo intestinale. Questo ciclo si sviluppa solo nella famiglia del gatto. Gli organismi si moltiplicano nelle pareti dell'intestino tenue e producono oocisti, che vengono escrete in grande numero con le feci per due o tre settimane. Nel giro di cinque giorni le oocisti emesse possono sporulare, divenendo infettive per l'uomo e altri animali e capaci di provocare la toxoplasmosi. Le oocisti sporulate sono molto resistenti alle condizioni ambientali e possono sopravvivere per molti mesi nel suolo o nella sabbia umidi e in ombra. Durante il ciclo infettivo intestinale nel gatto, alcuni toxoplasmi liberati dalle cisti ingerite penetrano più profondamente nella parete dell'intestino e si moltiplicano in forma di tachizoiti. In breve tempo queste forme diffondono dall'intestino ad altre sedi, iniziando il ciclo al di fuori dell' intestino. Alla fine la risposta immunitaria del gatto limita questo stadio dell'organismo, che entra in uno stadio dormiente o di riposo, formando cisti nei muscoli e nel cervello. La maggior parte delle cisti rimangono dormienti per l'intera vita dell'ospite. Il ciclo infettivo extraintestinale si verifica non solo nei gatti ma anche in ospiti intermedi (uomo incluso). Molti gatti esposti, ma sani, emettono oocisti durante l'infezione acuta di toxoplasmosi, ma non le emettono dopo l'infezione acuta. Anche in quei rari casi che emettono nuovamente oocisti dopo un'altra esposizione al toxoplasma, il numero di oocisti emesse è minore e può anche essere insufficiente a trasmettere il parassita. L'igestione di oocisti con prede infette o carni crude rappresenta probabilmente la via più comune di esposizione al toxoplasma. Le infezioni congenite (trasmissione da madre a feto) si osservano nella pecora, nella capra e nell'uomo, ma è molto meno comune nel gatto.

 

Segni e sintomi della toxoplasmosi:

 

La maggior parte dei gatti non mostrano segni clinici di infezione con toxoplasma. Talvolta tuttavia compare la malattia clinica " toxoplasmosi " e ne sono più spesso affetti i piccoli e gli adulti giovani piuttosto che quelli più anziani. I sintomi della toxoplasmosi sono precoci tipici non specifici: sonnolenza, depressione, perdita di appetito e febbre. Segno dominante è la polmonite, con il sintomo difficoltà respiratorie in graduale aumento. L'epatite, (infiammazione del fegato) può causare vomito, diarrea, prostrazione e ittero (colorito giallo delle mucose). Si osservano anche infiammazione del pancreas e ingrossamento dei linfonodi. La toxoplasmosi può attaccare anche gli occhi e il sistema nervoso centrale, provocando infiammazione della retina o della camera anteriore dell' occhio, anormali risposta alla luce e anomale dimensioni della pupilla, cecità, incoordinazione, aumentata sensibilità al toccamento, alterazioni della personalità, movimenti in circolo, tendenza a premere il capo contro le pareti, accartocciamento degli orecchi, difficoltà a masticare e a deglutire e perdita di controllo nella defecazione e nell'urinazione. In qualche caso, un'infezione concomitante da virus leucemico felino (FeLV) o da virus dell'immunodeficienza felina (FIV) possono predisporre un gatto a contrarre la toxoplasmosi.

 

Diagnosi della toxoplasmosi:

 

La toxoplasmosi può essere fortemente sospettata dalla storia precedente, dai sintomi di malattia e dai risultati degli esami di laboratorio. Una diagnosi presuntiva è possibile con la dimostrazione di un aumento di quattro volte o più del titolo di anticorpi anti-toxoplasma (indici di infezione recente) per un periodo di tre o quattro settimane in un gatto che mostri segni indicatori di toxoplasmosi. La diagnosi definitiva richiede o un esame microscopico di tessuti, o di strisci da tessuti, per accertare la presenza delle alterazioni patologiche caratteristiche e di tachizoiti, o l'inoculazione del materiale sospetto in topini bianchi. Titoli elevati di anticorpi in un gatto sano suggeriscono che il gatto sia stato infettato in passato ed ora sia probabilmente immune e emetta oocisti. L'assenza di anticorpi in un gatto sano fanno pensare a un gatto suscettibile all'infezione di toxoplasmosi e che perciò emetterebbe oocisti per una settimana o due dopo un'esposizione.

 

Trattamento e prevenzione per la toxoplasmosi:

 

I due farmaci più usati contro la toxoplasmosi sono la pirimetamina e la sulfadiazina che agiscono assieme inibendo la riproduzione del toxoplasma. Il trattamento deve iniziare al più presto dopo la diagnosi e continuare per molti giorni dopo la scomparsa dei sintomi. Nella forma acuta, il trattamento talvolta inizia in base ad un titolo elevato nel primo test. Se non si osserva miglioramento clinico nel giro di due o tre giorni, la diagnosi di toxoplasmosi deve essere rivista. La pirimetamina può essere sgradevole o tossica per alcuni gatti, anche se somministrata in piccole dosi. Recentemente si è dimostrato efficace per il trattamento della toxoplasmosi felina, l'antibiotico clindamicina, con scarsi effetti collaterali, Sino ad oggi non esiste alcun vaccino per prevenire l'infezione da toxoplasma o la toxoplasmosi nel gatto, nell' uomo o in altre specie.

 

Toxoplasma, gravidanza e salute umana:

 

Benchè l'incidenza dalla toxoplasmosi nell'uomo non sia significativamente cambiata nel corso degli anni, l'attenzione e la preoccupazione sono aumentate negli ambienti medici e veterinari. Si è valutato che dal 30 al 50 per cento della popolazione umana è stato infettato con il toxoplasma e ospita la forma cistica, clinicamente silente. La forma incistata è importante perché, eventualmente, può produrre la toxoplasmosi in pazienti immunologicamente compromessi. Per questo motivo i veterinari sono spesso chiamati a chiarire il ruolo del gatto nella trasmissione del toxoplasma all'uomo. Il contatto con il suolo contaminato da oocisti è probabilmente il modo più comune di esposizione al toxoplasma di varie specie -roditori, uccelli che pascolano a terra, pecore, capre, suini e bovini, come anche persone che vivono in paesi in via di sviluppo. Nei paesi industrializzati la trasmissione all'uomo è forse dovuta all' assunzione di carni infette troppo poco cotte, particolarmente ovine e suine (in molte aree del mondo circa il 10 per cento dei prodotti ovini e il 25 per cento di quelli suini contengono cisti di toxoplasma). L'organismo può essere talvolta presente in qualche prodotto lattiero non pastorizzato quale il latte di capra. L'infezione di toxoplasmosi congenita nell'uomo merita la massima attenzione. Circa un terzo e fino alla metà dei bambini nati da madri che hanno contratto la toxoplasmosi durante la gravidanza sono infetti. In generale, l'infezione da toxoplasma è meno frequente (ma la malattia è più grave) se l'infezione materna si verifica durante i primi tre mesi di gravidanza. L'infezione fetale è più comune (ma la malattia è meno grave, spesso senza sintomi) se l'infezione materna si verifica durante il terzo trimestre. La grande maggioranza delle donne infettate durante la gravidanza non presentano sintomi. Negli Stati Uniti il toxoplasma sarebbe responsabile di tremila infezioni congenite all'anno, la maggior parte asintomatiche. Fra gli individui che presentano sintomi, questi possono comparire alla nascita, oppure anche dopo settimane, mesi o anche anni: la maggior parte dei casi clinici che insorgono alla pubertà, per esempio, sono il risultato di infezioni congenite, piuttosto che di infezioni recenti. Le manifestazioni cliniche più comuni in questi pazienti sono: disturbi oculari e del sistema nervoso centrale, sordità, febbre, ittero, rash e affezioni respiratorie, in combinazioni variabili. Nelle persone compromesse immunologicamente -sottoposte a terapia immunosoppressiva (p.es. per tumori o trapianto di organi) o con malattie con immunodeficienza quali l'AIDS- i sintomi più caratteristici sono: ingrossamento dei linfonodi, disturbi oculari e del sistema nervoso centrale, malattie respiratorie e cardiache. In questi pazienti -specialmente quelli con l'AIDS- sono comuni le ricadute della malattia e il tasso di mortalità è elevato.

 

Come ridurre l'esposizione della toxoplasmosi:

 

Le cisti nei tessuti possono essere distrutte cuocendo accuratamente le carni ad una temperatura interna di 70(C per almeno 15-30 minuti. Congelamento e scongelamento, affumicamento, salagione o salamoia non distruggono con sicurezza le cisti nella carne. Per prevenire gran parte della trasmissione, si impedisca l'accesso dei gatti da compagnia a roditori e uccelli, gli si offrano solo carni cotte, cibi per gatti preparati commercialmente e prodotti caseari pastorizzati. (Neppure le persone dovrebbero mangiare carni crude o prodotti caseari non pastorizzati.) L'accesso alla spazzatura dovrebbe essere impedito con adatti coperchi ai recipienti. Poiché le oocisti sono molto resistenti alle condizioni ambientali e possono essere presenti a milioni in una sola deiezione, può essere molto estesa la contaminazione del terreno del giardino, dei vasi di fiori, della sabbia dei giochi dei bambini, delle cassette dei gatti e le altre aree di suolo sciolto, umido dove i gatti defecano. In queste condizioni si può ridurre al minimo la trasmissione delle oocisti alle persone con le misure seguenti:

  • Evitare il contatto con il suolo potenzialmente contaminato, o indossare guanti di gomma durante il contatto, poi lavare le mani accuratamente e vigorosamente con acqua e sapone.
  • Coprire la sabbia dei giochi dei bambini, per evitare contaminazini da parte dei gatti.
  • Pulire la cassettina ogni giorno dalle feci o a giorni alterni in modo da allontanare le oocisti prima che sporulino e divengano infettive.
  • Disinfettare le cassettine che possono essere state contaminate con acqua bollente o con calore secco (55(C).I disinfettanti chimici non distruggono le oocisti con sicurezza.

 

Raccomandazioni specifiche per le donne in gravidanza

 

Una donna gravida (o che pensa di divenirlo) può ridurre al minimo l'esposizione al toxoplasma prendendo le misure seguenti:

 

  • Escludere dalla dieta carni crude o poco cotte e prodotti caseari non pastorizzati.
  • Controllare i gatti domestici per gli anticorpi verso il toxoplasma. Nel caso di un gatto sano, un test anticorpale positivo indica che l'animale è molto probabilmente immune e non emtte oocisti e perciò non sarebbe una fonte di infezione. Un gatto sano e privo di anticorpi è molto probabil- mente suscettibile all'infezione e disperderebbe oocisti per una o due settimane dopo l'eposizione al toxoplasma. Se possibile. il gatto dovrebbe essere saggiato prima che la donna diventi gravida.
  • La donna stessa dovrebbe essere esaminata per gli anticorpi, prima della gravidanza. La positività del test indicherebbe un'infesione precedente, non trasmissibile al feto. La presenza di anticorpi diminuisce la possibilità di trasmissione congenita nel caso la madre fosse esposta nuovamente al parassita nel corso della gravidanza.
  • Proteggere i gatti dall'infezione (o dalla reinfezione) impedendo loro l'accesso a uccellini, roditori, carni crude e latte non pastorizzato.
  • Evitare di toccare la cassettina. Anche se il gatto è positivo per gli anticorpi, perciò immune, c'è la possibilità di riapertura di oocisti (benché in misura minore che al tempo dell'infezione primaria). Per sicurezza, la cassettina dovrebbe essere pulita ogni giorno da un'altra persona.
  • Evitare di toccare gatti randagi, perché pelo e zampe possono essere contaminate con oocisti, trasmissibili per contatto mano-bocca. Tutti i gatti in casa siano tenuti lontani da letti, cuscini, coperte ed altri oggetti in uso della madre.
  • Evitare i gatti che mostrano i sintomi della toxoplasmosi.
  • Indossare guanti di gomma nel lavoro con la terra del giardino. Le verdure crude, sia coltivate nel giardino che acquistate, devono essere accurata- mente lavate, nel caso siano state contaminate da feci di gatti.
  • Prendere l'abitudine di lavarsi accuratamente e energicamente le mani con acqua e sapone dopo contatti con terreno, gatti, latticini non pastorizzati, carni o vegetali crudi.

 

Fonte: Cornell Feline Health Center, Cornell University, Ithaca N.Y. Traduzione ed adattamento di Enrico Cessi.

 

RINOTRACHEITE VIRALE FELINA

 

La Rinotracheite felina è una malattia virale che colpisce le vie respiratorie del gatto. Sintomi, cure e terapia, vaccino e profilassi

La Rinotracheite felina è una malattia infettiva causata da un Herpesvirus che resiste molto a lungo nell’ambiente. L’infezione colpisce le prime vie respiratorie del gatto e la trasmissione avviene per contatto con secrezioni di individui portatori del virus, attivo o silente. Se colpisce un gatto adulto la Rinotracheite felina può risolversi nel giro di 10 giorni circa; nei gattini la maggior parte delle volte ha esito letale. Ricordiamo che nelle infezioni virali si può intervenire unicamente curando i sintomi.

 

SINTOMI della rinotracheite felina:

 

I sintomi che contraddistinguono la la Rinotracheite felina sono scolo nasale ed oculare (congiuntivite), dapprima sieroso e poi purulento, che si essicca intorno alle palpebre e alle narici occludendole; febbre, (intorno ai 40°C ), starnuti, tosse, difficoltà respiratorie, dispnea, salivazione profusa, depressione, anoressia; seguono ulcere corneali e del cavo orale.

 

TERAPIA della rinotracheite felina:

 

Per la Rinotracheite felina vengono somministrati antibiotici, vengono effettuati lavaggi con soluzione. Fondamentale è la cura dell’igiene. Sono importanti i lavaggi con acqua fisiologica delle cavità nasali ed oftalmiche perché se il naso è tappato dal muco il gatto non sente gli odori e di conseguenza rifiuta il cibo. Se il soggetto continua a rifiutare il mangime è d’obbligo nutrirlo con prefusione endovenosa.

 

PROFILASSI della rinotracheite felina:

 

La vaccinazione assume in questo caso una valenza fondamentale data l’elevata contagiosità della Rinotracheite felina perché si può trasmettere con facilità soprattutto fra gatti che vivono a stretto contatto; inoltre è possibile che un gatto guarito dalla malattia diventi portatore sano del virus restando quindi potenzialmente pericoloso per gli altri animali. Si possono manifestare anche ricadute della malattia, ma grazie alla vaccinazione annuale, che garantisce un’immunità costante nei confronti della Rinotracheite felina, tutto questo può essere evitato.

 

CALCIVIROSI

 

La Calcivirosi è una malattia virale che colpisce le vie respiratorie del gatto. Sintomi, cure e terapie, vaccino e profilassi

La Calcivirosi, proprio come la Rinotracheite Infettiva Felina, colpisce le prime vie respiratorie del gatto e pertanto le due malattie sembrano presentare molte analogie. La Calcivirosi è sostenuta da un RNA virus appartenente alla famiglia dei Calcivirus, molto contagioso fra i gatti e che permane a lungo nell’ambiente; la trasmissione della Calcivirosi avviene attraverso il contatto con individui malati o con secrezioni infette.

 

SINTOMI della calcivirosi:

 

I ceppi del virus della Calcivirosi sono numerosi e quelli meno gravi provocano lesioni limitate al cavo orale dando luogo a febbre e depressione modesta accompagnati da scarso appetito; le infezioni più gravi di Calcivirosi invece causano vescicole linguali che evolvono in ulcerazioni del cavo orale, prurito nasale, starnuti, congiuntivite e dispnea provocando febbre alta, polmonite, forte anoressia ed abbattimento, mortalità elevata se colpisce soggetti giovanissimi. Alcuni ceppi della Calcivirosi possono causare dolori articolari e muscolari.

 

TERAPIA della calcivirosi:

 

La malattia della Calcivirosi si cura attraverso la somministrazione di antibiotici ad ampio spettro, vitamine, aerosol, colluttori e contando su una prefusione endovenosa di mantenimento. Il decorso è piuttosto lungo perché le infezioni da Calcivirus del gatto, come detto in precedenza, sono difficilmente controllabili e curabili per la loro estrema contagiosità; può esserci guarigione completa ma in particolare, nelle colonie di gatti, l'infezione da Calcivirosi può restare attiva per tempi indefiniti perché i soggetti colpiti (portatori sani) ne restano a lungo diffusori.

 

PROFILASSI della calcivirosi:

 

Come tutte le malattie altamente contagiose l’unico modo per proteggere i nostri piccoli amici dalla Calcivirosi resta la vaccinazione annuale, in grado di conferire protezione immunitaria sufficiente a combattere questa brutta infezione.

 

INSUFFICIENZA RENALE

 

L'insufficienza renale è causata da un cattivo funzionamento degli organi di filtro: i Reni.  

 

Sintomi, cure e terapia

 

L'insufficienza renale può presentarsi sotto due forme. Nella prima forma di insufficienza renale, chiamata "forma compensata", il gatto beve esageratamente e puo' ancora eliminare le sostanze tossiche attraverso i reni. Nella seconda forma di insufficienza renale "forma scompensata", l'animale non puo' espellere le sostanze tossiche e puo' morire per l'accumulo dei veleni nell'organismo. Questa forma e' frequente nei gatti vecchi.

 

Sintomi dell'insufficienza renale del gatto:

 

Quando ha una insufficienza renale, il gatto ha costantemente sete, urina molto e l'urina e' pallida e acquosa, respira male. Le sue condizioni fisiche vanno deteriorandosi, il pelo e' opaco e si formano delle eruzioni cutanee.

Quando le condizioni peggiorano, l'animale vomita sovente e soffre di diarrea, urina eccessivamente e ha sempre sete.

 

Terapia dell''insufficienza renale del gatto:

 

Hai gatti affetti da insufficienza renale bisogna dargli tutta l'acqua che puo' bere, mettere il gatto a dieta proteica leggera, carne bianca, pesce o una dieta esclusiva per la nefrite che il veterinario può consigliare e che si trova facilmente nei negozi di cibo per animali.

Per l'insufficienza renale puo' essere utile una terapia antibiotica ma deve essere di esclusiva competenza del veterinario.

 

SORDITA'

 

La sordità nel gatto è più comune di quanto si possa immaginare, può essere provocata da cause genetiche, derivare da patologie o semplicemente dovuta all’età.

La sordità genetica è un difetto che, quando presente, è legata al gene "W", presente nei gatti bianchi. Pertanto un gatto con un occhio blu normalmente sente bene, mentre possiamo trovare gatti bianchi sordi con gli occhi blu, ma anche con occhi verdi, gialli o misti, ma attenzione, non tutti i gatti bianchi sono sordi, solo quelli che sono legati al gene “W”.

La sordità può derivare da patologie, quindi essere acquisita dopo la nascita a causa di otiti croniche, neurologiche, traumi, infezioni generalizzate o locali e anche da alcune terapie farmacologiche.

Inoltre la perdita di udito è normale nei gatti anziani, che vedono diminuire la loro capacità uditiva con l'età e, talvolta, diventano completamente sordo.

Nel caso di sordità genetiche, in cui il gatto non sente dalla nascita, gli altri sensi sono ulteriormente sviluppati per soddisfare la carenza. Molti studiosi, ritengono infatti, che il suo senso dell'udito è sostituito da una maggiore sensibilità tattile, un maggiore sviluppo della vista e un senso molto acuto dell’olfatto. Pertanto molti di questi animali, sono in grado di cacciare con quasi le stesse competenze che i gatti normali.

Ma cosa succede negli animali che non sono nati sordi, quelli che sono venuti a perdere tale senso fondamentale dopo averne goduto le piene funzionalità?

In questo caso bisogna distinguere due situazioni: il giovane o adulto che perde l'udito, e il gatto senior.

In un gatto giovane di età inferiore ai sette anni, con una perdita totale della capacità uditiva, si possono presentare problemi comportamentali come lo stress, la paura, fobie, ecc.

È logico che l'animale si trova di fronte a situazioni insolite alle quali non sa reagire. Ad esempio potrebbe non accorgersi del sopraggiungere di una persona ed impaurirsi quando questa lo tocca. Con questi animali, dobbiamo essere molto pazienti ed essere sempre consapevoli della loro limitazione, pertanto dobbiamo stare attenti a non provocare shock inutili. Dedicando pazienza e amore, si può aiutare l'animale ad abituarsi alla nuova situazione e potenziare gli altri sensi.

Per i gatti anziani, la sordità di solito viene gradualmente, permettendo un graduale adattamento dell'animale al problema. A volte nemmeno il proprietario è consapevole del deficit grazie all'elevato grado di adattamento: con il tempo infatti possono intuire l’arrivo di una persona dalle vibrazioni dei passi sul terreno, o semplicemente grazie all'olfatto. In questi casi, nel gatto non si sviluppano di solito alterazioni nel comportamento, e se presenti, sono spesso parte della serie di problemi dovuti all'età.

Indipendentemente dalla causa della sordità, se viviamo con un gatto con questo deficit, dobbiamo considerare i suoi limiti e applicare alcune misure preventive, tra le quali quella di impedire all'animale di uscire all'aperto, perché non può percepire certi suoni che possano avvisare un pericolo (automobili, cani, ecc.)

Dobbiamo anche evitare sorprese, avvicinandoci sempre di fronte (se si arriva da dietro toccandoli, si potrebbero spaventare), dobbiamo insegnare loro a comprendere alcuni semplici segni con le mani ( si può facilmente insegnare cosa vuol dire "vieni" o "siedi"o" salire ", se è sempre indicata nello stesso modo).

In compenso, questi gatti possono avere alcuni "privilegi" non hanno i gatti normali: mancanza di paura dei rumori (petardi. musica ad alto volume ecc.).

Vivere con un gatto sordo non è per niente un problema, basta solo un minimo di buonsenso e una piccola dose di amore e pazienza.

 

(tratto da: http://www.gattoegatti.com/malattie-del-gatto.html)

 

PARASSITI INTERNI ED ESTERNI

 

La visita dal veterinario rivela la presenza di parassiti esterni, come le pulci e le zecche. Le prime sono facilmente individuabili dai loro escrementi, piccoli punti neri, che si accumulano nelle zone che il gatto non riesce facilmente a leccare e pulire. il morso delle pulci può causare dermatiti allergiche, i cui sintomi sono la perdita di pelo e il prurito. Pulci e zecche possono essere eliminate e prevenute utilizzando appositi collari o gocce. Lo stato del mantello e della cute può rivelare anche patologie più gravi, come la rogna o la dermato-micosì (tigna), entrambe curabili. I parassiti esterni possono colpire anche l’orecchio, dove la presenza di acari provoca prurito interno e la produzione di cerume nero. L’esame prosegue con l’analisi delle feci, che rivela eventuali parassiti interni, come gli ascaridi, la tenia e i coccidi. Anche in questo caso è possibile rimediare con gli specifici vermifughi. I parassiti interni ed esterni colpiscono maggiormente i gatti che vivono senza padrone e i gatti liberi di uscire all’esterno. Sono invece meno frequenti nei gatti che vivono in casa e possono comunque essere facilmente controllati

 

PARASSITI ESTERNI

 

ACARI DELLA ROGNA

 

Provocano un'infiammazione con molto prurito, caduta di pelo e croste soprattutto sulla testa, sulle orecchie e sul collo. Molto contagiosa tra animali della stessa specie o di specie diverse, non presenta alcun pericolo per l'uomo: la diagnosi può essere fatta solo con l'osservazione al microscopio degli acari.

 

FUNGHI

 

Le cosiddette micosi cutanee provocano lesioni che si presentano con zone senza peli o con peli spezzati nonchè irritazioni. Esistono casi in cui soggetti ammalati non presentano i sintomi di questa malattia. Queste affezioni cutanee possono essere contagiose per l'uomo.

 

PIDOCCHI

 

Sono parassiti specifici del gatto che vivono sulla sua cute e provocano desquamazione e prurito. Le loro uova biancastre (lendini) sono indivuduabili sui peli: non colpiscono l'uomo.

 

ZECCHE

 

Vivono succhiando il sangue del gatto e gonfiandosi fino a raggiungere anche le dimensioni di un pisello. Per rimuoverle bisogna usare molta attenzione: con una pinzetta ruotare la zecca in senso antiorario facendo attenzione ad estrarre anche il rostro boccale inserito nella cute che altrimenti, se lasciato in sede, può provocare un piccolo granuloma.

 

I PARASSITI INTERNI

 

PROTOZOI

 

Parassiti microscopici che colpendo l'apparato gastro-enterico danno luogo a diarrea ed anemia.

 

VERMI

 

Vermi tondi: i più diffusi sono gli "ascaridi", soprattutto nei soggetti molto giovani, che causano diarrea, anemia, deperimento ed addome gonfio. Altri vermi tondi sono gli "anchilostomi" che causano diarrea, a volte con presenza di sangue, anemia e debolezza; infine ci sono gli "strongilidi" che vivono nei polmoni causando problemi respiratori.

 

Vermi piatti: fanno parte di questo gruppo le "tenie", tra cui una in particolare è molto diffusa tra i gatti ed ha come ospite intermedio la pulce. I sintomi possono essere dati da dimagrimento, vomito e diarrea. La prevenzione di queste verminosi va fatto osservando norme sia alimentari che igieniche: evitare gli alimenti crudi, tenere lontane le pulci dal gatto, mantenere il più possibile pulita la lettiera. Preventiva è la "sverminazione" da eseguire due volte all'anno. Più indicato è il periodo promaverile e fine estivo.

 

 

 

 

 

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